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lunedì 31 marzo 2003
Amin naa lle - Io sono te
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venerdì 14 marzo 2003
Dell'Antico Morbo
Un'altra storia e' stata scritta,
e merita ora di esser narrata
Che dunque di nuovo qui sia fatta parata,
di quel che fu il morbo la cura e la sconfitta.
Seppur il tempo parea placato,
vi fu dietro, il pian del mal pronto
nel colpir con riscontro,
le citta' dell' umano armato.
Morbo antico e di rar forza,
che di essa fa venir meno
colui che nella nebbia vi e' nel pieno,
e della virtu esso smorza.
Ma un error si dimostrera' poi fatto,
nel tramar al Re Ghiaccio vendetta
ancor per quella storia della setta,
che anch'egli conivolto fu nel patto.
Fu cosi' che per primo gesto,
ai "noi" Verdi fu chiesto aiuto
per dar modo al tempo e al fiuto,
di fermar il Morbo che era lesto.
"Belladonna" vi fu da cercar,
che non elfa o cortigiana
ne a cercar donna-nana,
ma ciuffo d'erba per curar.
Fu dunque questa la soluzione,
ma solo al tempo e non al morto
che gia' molti aveva avuto corto,
perche' non vi era pronta la pozione.
Ma quand'ecco i Verdi ebber finito,
fu rubata la simil cura
con un agguato fuor dalle mura,
il Re Ghiaccio fu "punito".
Piu' poco c'era si dicea da far,
che anche io ero alla fine
le teste piu' alte eran comunque chine,
ma c'era ancora aiuto ad Anfar.
Ma altra di scorta era pronta,
della cura dei piu' giorni
che cosi' si suono' i corni,
e nella storia si lascio impronta.
Perche' fu ancor di nuovo radunato,
delle razze fu composto
un nuovo "esercito" sul posto,
per cercar Astolfo il curato.
Fu si Aurim la meta ambita,
per la cura definitiva
per ridar virtu' si viva,
e speranza nella vita.
Ma fato volle che per la cura,
col nemico si arrivo' al patto
che per quel che loro tutto avean fatto,
noi portammo molto dalle mura.
Dal metallo piu' pregiato,
i loro occhi furon rapiti
che senza prezzo erano i feriti,
per aver l'ingrediente che noi avea mancato.
Quand'ecco che luce era per tornar,
sulla strada del ritorno
ci ritrovam drow attorno,
ch'io mi ritrovai a resuscitar.
Fui a Nora stessa nel ringraziar,
ch'io dissi a cuor aperto
il giusto io feci col diamante offerto,
ch'io adesso posso ancor cantar.
Salva vita fu per tutti,
amici intorno sono menstrello
se or siete lieti qui nel cappello,
potete versar i vostri frutti.
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e merita ora di esser narrata
Che dunque di nuovo qui sia fatta parata,
di quel che fu il morbo la cura e la sconfitta.
Seppur il tempo parea placato,
vi fu dietro, il pian del mal pronto
nel colpir con riscontro,
le citta' dell' umano armato.
Morbo antico e di rar forza,
che di essa fa venir meno
colui che nella nebbia vi e' nel pieno,
e della virtu esso smorza.
Ma un error si dimostrera' poi fatto,
nel tramar al Re Ghiaccio vendetta
ancor per quella storia della setta,
che anch'egli conivolto fu nel patto.
Fu cosi' che per primo gesto,
ai "noi" Verdi fu chiesto aiuto
per dar modo al tempo e al fiuto,
di fermar il Morbo che era lesto.
"Belladonna" vi fu da cercar,
che non elfa o cortigiana
ne a cercar donna-nana,
ma ciuffo d'erba per curar.
Fu dunque questa la soluzione,
ma solo al tempo e non al morto
che gia' molti aveva avuto corto,
perche' non vi era pronta la pozione.
Ma quand'ecco i Verdi ebber finito,
fu rubata la simil cura
con un agguato fuor dalle mura,
il Re Ghiaccio fu "punito".
Piu' poco c'era si dicea da far,
che anche io ero alla fine
le teste piu' alte eran comunque chine,
ma c'era ancora aiuto ad Anfar.
Ma altra di scorta era pronta,
della cura dei piu' giorni
che cosi' si suono' i corni,
e nella storia si lascio impronta.
Perche' fu ancor di nuovo radunato,
delle razze fu composto
un nuovo "esercito" sul posto,
per cercar Astolfo il curato.
Fu si Aurim la meta ambita,
per la cura definitiva
per ridar virtu' si viva,
e speranza nella vita.
Ma fato volle che per la cura,
col nemico si arrivo' al patto
che per quel che loro tutto avean fatto,
noi portammo molto dalle mura.
Dal metallo piu' pregiato,
i loro occhi furon rapiti
che senza prezzo erano i feriti,
per aver l'ingrediente che noi avea mancato.
Quand'ecco che luce era per tornar,
sulla strada del ritorno
ci ritrovam drow attorno,
ch'io mi ritrovai a resuscitar.
Fui a Nora stessa nel ringraziar,
ch'io dissi a cuor aperto
il giusto io feci col diamante offerto,
ch'io adesso posso ancor cantar.
Salva vita fu per tutti,
amici intorno sono menstrello
se or siete lieti qui nel cappello,
potete versar i vostri frutti.
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giovedì 6 marzo 2003
Storia di eroi e delle lor gesta
Or dunque gente di Entara,
radunatevi attorn a me che sono menestrello
che storia di eroi e delle lor gesta canterà quello,
che al nemico comun non e' cara.
E' la sconfitta di una setta,
di color che chimiamo rinnegati
per man di gruppo di radunati,
dal Nord Reggente in vetta.
A pie pari con miti e leggende,
per giorni interi fui io fra i fortunati
a veder dei poteri innati,
che spesso non potea neanche intende.
Nelle grotte inizio' l'avventura,
primo ostacolo i non morti
ma troppo grandi i nostri forti,
da fermarsi fra quelle mura.
Persin io la mia musica fei suonar,
qualche freccia fei partir
perche' non volle certo li' morir,
ma nel mio piccolo aiutar.
Fu di Dante, compagno di rime, ch'io rimembrar,
ch'egli fece nel suo inferno
cio' ch'io fece con Messer Inverno,
e che ora io continui a raccontar.
Per due Cerchi si discese,
in quei luoghi labirinti
di paura i mur dipinti,
finche' morte non mi prese.
D'improvviso nuovo al mondo,
mi svegliai dove io parea morto
che ad Ella ch'io di invito porto,
debbo vita se non confondo.
Grazie a Lei potea sentir,
il Padron di quella grotta
prima ch'egli ebbe voce rotta,
con coraggio voler dir:
"Il tempo va or di fretta,
il mio Superior sara' contento
se voi tutti al suo lamento,
vi poteste unir a sua setta".
Ultime letter ch'ei pronunciar,
perche' Re del Nord con sol un colpo fea morir
e non piu' verbo potea uscir,
e quel servo scomparve da Entar.
Ed infine prego di lasciar ivi segno,
per dal luogo a conoscienza
della loro avventur presenza,
tal che tutti sappia chi vi era degno.
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radunatevi attorn a me che sono menestrello
che storia di eroi e delle lor gesta canterà quello,
che al nemico comun non e' cara.
E' la sconfitta di una setta,
di color che chimiamo rinnegati
per man di gruppo di radunati,
dal Nord Reggente in vetta.
A pie pari con miti e leggende,
per giorni interi fui io fra i fortunati
a veder dei poteri innati,
che spesso non potea neanche intende.
Nelle grotte inizio' l'avventura,
primo ostacolo i non morti
ma troppo grandi i nostri forti,
da fermarsi fra quelle mura.
Persin io la mia musica fei suonar,
qualche freccia fei partir
perche' non volle certo li' morir,
ma nel mio piccolo aiutar.
Fu di Dante, compagno di rime, ch'io rimembrar,
ch'egli fece nel suo inferno
cio' ch'io fece con Messer Inverno,
e che ora io continui a raccontar.
Per due Cerchi si discese,
in quei luoghi labirinti
di paura i mur dipinti,
finche' morte non mi prese.
D'improvviso nuovo al mondo,
mi svegliai dove io parea morto
che ad Ella ch'io di invito porto,
debbo vita se non confondo.
Grazie a Lei potea sentir,
il Padron di quella grotta
prima ch'egli ebbe voce rotta,
con coraggio voler dir:
"Il tempo va or di fretta,
il mio Superior sara' contento
se voi tutti al suo lamento,
vi poteste unir a sua setta".
Ultime letter ch'ei pronunciar,
perche' Re del Nord con sol un colpo fea morir
e non piu' verbo potea uscir,
e quel servo scomparve da Entar.
Ed infine prego di lasciar ivi segno,
per dal luogo a conoscienza
della loro avventur presenza,
tal che tutti sappia chi vi era degno.
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