Mai avrei pensato di cantar me stesso,
Ne di questo ne di quanto ora vo per dicendo
Dal destino io non piu' dipendo,
Perche' egli non piu' esiste xche' ho promesso.
Della mia vita non ne faccio un vanto,
Perche' eterna fu in me l'indecsione
Di quella quell'altra via far mia missione,
Ma che infine presi con sfida al guanto.
La Morte stessa ho affrontato,
Non prima ch'io fui sicuro
Che se fossi tornato dal mondo oscuro,
Mai piu' arreso di fronte al fato.
Andato e tornato dal mondo altro,
Ora vivo piu' in alto e piu' fiero
Al sicuro sull mio sentiero,
Che e' quel del bardo scaltro.
Che serva a voi capir che non c'e' Guerrier Destino,
Che possa venir noi a toglier speranza
Perche' Egli nient'altro e' che un ombra o un sorriso,
Che ci pon di fronte alla scelta del cammino.
Tu che ascolti mia parola,
Ti canto ora che mia e solo mia e' la memoria
Di una promessa a Lei e Me che la mia storia,
Verra' scritta non su perga ma nella Mia vita sola.
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martedì 29 luglio 2003
lunedì 21 aprile 2003
Dell'Anima Persa
Questa e' la ballata dell'anima perduta,
che insieme alle altre dan man malata,
della vita e del corpo venne privata,
ma che la sol voce non pote' restar muta.
Si racconta dunque che in quel di Anfar,
strani fenomeni manifestaron lor presenza,
nel cimiter che di vita non era senza,
perche' gli elfi in visita solea li' andar.
Che nel fuoco e nella nebbia mentra la terra sotto tremar,
lui che a noi era ignoto veni' per spiegar tante stranezze,
dovute a un mal nascosto nelle gallerie percorse dalle brezze,
sotto alla citta' che per noi sacra e' primaria per pregar.
Ma solo l'Arcidruida Shanyra noi pote' spiegar,
ch'egli era Baelnorn un Guardiano del popolo defunto,
di elfo fu suo aspetto ma quando si trovo' sul punto,
di dover prender decisione saggia la sua vita egli ando' a donar.
Fu cosi' che prendemmo coscienza,
che qualchedun facea scempio,
portando i vivi al suo tempio,
per levar loro dell'anime essenza.
E mentre Shanyra raccontar noi di codesto,
anima persa di fanciullo indifeso,
venì all'Anfar foce impaurito ma par illeso,
a chieder noi per lui la pace presto.
Era dunque ora che tutto questo dovea finir,
dovea noi trovar l'accesso della terra sotto,
dove lui che dell'anime facea suo complotto,
e ragalar loro il giusto quieto morir.
Fu noi ricordar quasi insieme,
che sotto Jill'Ray miniere antiche affondar nel centro Ero,
e allor tutto non fu mai tanto mero,
che il posto miglior per un malvagio era sotto quel che del ben e' il nostro seme.
Fu dunque piccolo gruppo di gran cuori,
di cui anche io lieto fui parte,
che nell'ombre delle grotte scavate ad arte,
si ritrovaron esploratori.
Ragni e goblin vedemmo lor e ed io menestrello,
schierati forse per divider noi dagli accessi,
che nel profondo di un tempio finimmo dopo essi,
in quel che di vie un dedalo parve noi quello.
Ma fu altro incontro a noi timor destar,
con l'anima persa di qualcun che anoi venia ad avvertir,
che una scelta noi avremmo dovuto far forse quella di morir,
se oltre ancora avremmo voluto andar.
Ma nel cuor di ognuno di noi eravam pronti a continuar,
per terminar l'impegno preso a ristabilir,
l' equilibrio nell'altro mondo dove tutti van a viver il morir,
e nulla ci avrebbe fatto piu' indietreggiar.
Fu di nuovo poco prima del loco dove lui era a covar,
lui... Il maligno che a noi fu detta presenza,
che di nuovo lei anima persa ci rammentò della nostra essenza,
ch'io capi' solo dopo che tutto ando' a terminar.
Che quando egli noi trovammo non ci fu' nulla da poter far,
per mano dei suoi mostri noi andammo a morir,
ma che il destino per noi aveva gia' scritto cosi' deve finir,
perche' le nostre anime unite assieme, a Shanyra diedero modo di lui trovar.
E mentre ella nuova linfa a noi donar,
potemmo veder che una sola anima di lui piu face parte,
ma che questa fu sufficiente ad aprir breccia nella sua arte,
tanto che i nostri colpi potè finalmente lui dominar.
E quando il suo corpo morto sparì da noi davanti,
un Arpa incantevole e incantatrice egli ave' lasciata,
che ella era tanto bella quanto potete se mal usata,
fu data a me ch'io ancora la guardavo con occhi danzanti.
Ma Shanyra torno' alla nostra mente,
quel che ancora dovea nor terminar,
ridar al bimbo liberta' che attendeva in quel di Anfar,
e fu cosi' che uscimmo dal quel loco velocemente.
E quando davanti io fui al suo viso,
capi' di quell'arpa il suo suo scopo,
per lui bimbo quella null'altro ch'era un gioco,
e la riposi fra se e me con un sorriso.
E mentre egli raggiungea la quiete,
Baelnorn di nuovo venì a ringraziar fatato,
del nostro aiuto a lui e a lor donato,
all'anime non più perse ma ora liete.
Finisce dunque cosi' questa ballata,
ch'io ancor oggi forse qualcosa ho tralasciato,
ma il succo del vino di questa io ho dato,
e spero che quest voi abbia amato.
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che insieme alle altre dan man malata,
della vita e del corpo venne privata,
ma che la sol voce non pote' restar muta.
Si racconta dunque che in quel di Anfar,
strani fenomeni manifestaron lor presenza,
nel cimiter che di vita non era senza,
perche' gli elfi in visita solea li' andar.
Che nel fuoco e nella nebbia mentra la terra sotto tremar,
lui che a noi era ignoto veni' per spiegar tante stranezze,
dovute a un mal nascosto nelle gallerie percorse dalle brezze,
sotto alla citta' che per noi sacra e' primaria per pregar.
Ma solo l'Arcidruida Shanyra noi pote' spiegar,
ch'egli era Baelnorn un Guardiano del popolo defunto,
di elfo fu suo aspetto ma quando si trovo' sul punto,
di dover prender decisione saggia la sua vita egli ando' a donar.
Fu cosi' che prendemmo coscienza,
che qualchedun facea scempio,
portando i vivi al suo tempio,
per levar loro dell'anime essenza.
E mentre Shanyra raccontar noi di codesto,
anima persa di fanciullo indifeso,
venì all'Anfar foce impaurito ma par illeso,
a chieder noi per lui la pace presto.
Era dunque ora che tutto questo dovea finir,
dovea noi trovar l'accesso della terra sotto,
dove lui che dell'anime facea suo complotto,
e ragalar loro il giusto quieto morir.
Fu noi ricordar quasi insieme,
che sotto Jill'Ray miniere antiche affondar nel centro Ero,
e allor tutto non fu mai tanto mero,
che il posto miglior per un malvagio era sotto quel che del ben e' il nostro seme.
Fu dunque piccolo gruppo di gran cuori,
di cui anche io lieto fui parte,
che nell'ombre delle grotte scavate ad arte,
si ritrovaron esploratori.
Ragni e goblin vedemmo lor e ed io menestrello,
schierati forse per divider noi dagli accessi,
che nel profondo di un tempio finimmo dopo essi,
in quel che di vie un dedalo parve noi quello.
Ma fu altro incontro a noi timor destar,
con l'anima persa di qualcun che anoi venia ad avvertir,
che una scelta noi avremmo dovuto far forse quella di morir,
se oltre ancora avremmo voluto andar.
Ma nel cuor di ognuno di noi eravam pronti a continuar,
per terminar l'impegno preso a ristabilir,
l' equilibrio nell'altro mondo dove tutti van a viver il morir,
e nulla ci avrebbe fatto piu' indietreggiar.
Fu di nuovo poco prima del loco dove lui era a covar,
lui... Il maligno che a noi fu detta presenza,
che di nuovo lei anima persa ci rammentò della nostra essenza,
ch'io capi' solo dopo che tutto ando' a terminar.
Che quando egli noi trovammo non ci fu' nulla da poter far,
per mano dei suoi mostri noi andammo a morir,
ma che il destino per noi aveva gia' scritto cosi' deve finir,
perche' le nostre anime unite assieme, a Shanyra diedero modo di lui trovar.
E mentre ella nuova linfa a noi donar,
potemmo veder che una sola anima di lui piu face parte,
ma che questa fu sufficiente ad aprir breccia nella sua arte,
tanto che i nostri colpi potè finalmente lui dominar.
E quando il suo corpo morto sparì da noi davanti,
un Arpa incantevole e incantatrice egli ave' lasciata,
che ella era tanto bella quanto potete se mal usata,
fu data a me ch'io ancora la guardavo con occhi danzanti.
Ma Shanyra torno' alla nostra mente,
quel che ancora dovea nor terminar,
ridar al bimbo liberta' che attendeva in quel di Anfar,
e fu cosi' che uscimmo dal quel loco velocemente.
E quando davanti io fui al suo viso,
capi' di quell'arpa il suo suo scopo,
per lui bimbo quella null'altro ch'era un gioco,
e la riposi fra se e me con un sorriso.
E mentre egli raggiungea la quiete,
Baelnorn di nuovo venì a ringraziar fatato,
del nostro aiuto a lui e a lor donato,
all'anime non più perse ma ora liete.
Finisce dunque cosi' questa ballata,
ch'io ancor oggi forse qualcosa ho tralasciato,
ma il succo del vino di questa io ho dato,
e spero che quest voi abbia amato.
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lunedì 31 marzo 2003
Amin naa lle - Io sono te
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venerdì 14 marzo 2003
Dell'Antico Morbo
Un'altra storia e' stata scritta,
e merita ora di esser narrata
Che dunque di nuovo qui sia fatta parata,
di quel che fu il morbo la cura e la sconfitta.
Seppur il tempo parea placato,
vi fu dietro, il pian del mal pronto
nel colpir con riscontro,
le citta' dell' umano armato.
Morbo antico e di rar forza,
che di essa fa venir meno
colui che nella nebbia vi e' nel pieno,
e della virtu esso smorza.
Ma un error si dimostrera' poi fatto,
nel tramar al Re Ghiaccio vendetta
ancor per quella storia della setta,
che anch'egli conivolto fu nel patto.
Fu cosi' che per primo gesto,
ai "noi" Verdi fu chiesto aiuto
per dar modo al tempo e al fiuto,
di fermar il Morbo che era lesto.
"Belladonna" vi fu da cercar,
che non elfa o cortigiana
ne a cercar donna-nana,
ma ciuffo d'erba per curar.
Fu dunque questa la soluzione,
ma solo al tempo e non al morto
che gia' molti aveva avuto corto,
perche' non vi era pronta la pozione.
Ma quand'ecco i Verdi ebber finito,
fu rubata la simil cura
con un agguato fuor dalle mura,
il Re Ghiaccio fu "punito".
Piu' poco c'era si dicea da far,
che anche io ero alla fine
le teste piu' alte eran comunque chine,
ma c'era ancora aiuto ad Anfar.
Ma altra di scorta era pronta,
della cura dei piu' giorni
che cosi' si suono' i corni,
e nella storia si lascio impronta.
Perche' fu ancor di nuovo radunato,
delle razze fu composto
un nuovo "esercito" sul posto,
per cercar Astolfo il curato.
Fu si Aurim la meta ambita,
per la cura definitiva
per ridar virtu' si viva,
e speranza nella vita.
Ma fato volle che per la cura,
col nemico si arrivo' al patto
che per quel che loro tutto avean fatto,
noi portammo molto dalle mura.
Dal metallo piu' pregiato,
i loro occhi furon rapiti
che senza prezzo erano i feriti,
per aver l'ingrediente che noi avea mancato.
Quand'ecco che luce era per tornar,
sulla strada del ritorno
ci ritrovam drow attorno,
ch'io mi ritrovai a resuscitar.
Fui a Nora stessa nel ringraziar,
ch'io dissi a cuor aperto
il giusto io feci col diamante offerto,
ch'io adesso posso ancor cantar.
Salva vita fu per tutti,
amici intorno sono menstrello
se or siete lieti qui nel cappello,
potete versar i vostri frutti.
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e merita ora di esser narrata
Che dunque di nuovo qui sia fatta parata,
di quel che fu il morbo la cura e la sconfitta.
Seppur il tempo parea placato,
vi fu dietro, il pian del mal pronto
nel colpir con riscontro,
le citta' dell' umano armato.
Morbo antico e di rar forza,
che di essa fa venir meno
colui che nella nebbia vi e' nel pieno,
e della virtu esso smorza.
Ma un error si dimostrera' poi fatto,
nel tramar al Re Ghiaccio vendetta
ancor per quella storia della setta,
che anch'egli conivolto fu nel patto.
Fu cosi' che per primo gesto,
ai "noi" Verdi fu chiesto aiuto
per dar modo al tempo e al fiuto,
di fermar il Morbo che era lesto.
"Belladonna" vi fu da cercar,
che non elfa o cortigiana
ne a cercar donna-nana,
ma ciuffo d'erba per curar.
Fu dunque questa la soluzione,
ma solo al tempo e non al morto
che gia' molti aveva avuto corto,
perche' non vi era pronta la pozione.
Ma quand'ecco i Verdi ebber finito,
fu rubata la simil cura
con un agguato fuor dalle mura,
il Re Ghiaccio fu "punito".
Piu' poco c'era si dicea da far,
che anche io ero alla fine
le teste piu' alte eran comunque chine,
ma c'era ancora aiuto ad Anfar.
Ma altra di scorta era pronta,
della cura dei piu' giorni
che cosi' si suono' i corni,
e nella storia si lascio impronta.
Perche' fu ancor di nuovo radunato,
delle razze fu composto
un nuovo "esercito" sul posto,
per cercar Astolfo il curato.
Fu si Aurim la meta ambita,
per la cura definitiva
per ridar virtu' si viva,
e speranza nella vita.
Ma fato volle che per la cura,
col nemico si arrivo' al patto
che per quel che loro tutto avean fatto,
noi portammo molto dalle mura.
Dal metallo piu' pregiato,
i loro occhi furon rapiti
che senza prezzo erano i feriti,
per aver l'ingrediente che noi avea mancato.
Quand'ecco che luce era per tornar,
sulla strada del ritorno
ci ritrovam drow attorno,
ch'io mi ritrovai a resuscitar.
Fui a Nora stessa nel ringraziar,
ch'io dissi a cuor aperto
il giusto io feci col diamante offerto,
ch'io adesso posso ancor cantar.
Salva vita fu per tutti,
amici intorno sono menstrello
se or siete lieti qui nel cappello,
potete versar i vostri frutti.
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giovedì 6 marzo 2003
Storia di eroi e delle lor gesta
Or dunque gente di Entara,
radunatevi attorn a me che sono menestrello
che storia di eroi e delle lor gesta canterà quello,
che al nemico comun non e' cara.
E' la sconfitta di una setta,
di color che chimiamo rinnegati
per man di gruppo di radunati,
dal Nord Reggente in vetta.
A pie pari con miti e leggende,
per giorni interi fui io fra i fortunati
a veder dei poteri innati,
che spesso non potea neanche intende.
Nelle grotte inizio' l'avventura,
primo ostacolo i non morti
ma troppo grandi i nostri forti,
da fermarsi fra quelle mura.
Persin io la mia musica fei suonar,
qualche freccia fei partir
perche' non volle certo li' morir,
ma nel mio piccolo aiutar.
Fu di Dante, compagno di rime, ch'io rimembrar,
ch'egli fece nel suo inferno
cio' ch'io fece con Messer Inverno,
e che ora io continui a raccontar.
Per due Cerchi si discese,
in quei luoghi labirinti
di paura i mur dipinti,
finche' morte non mi prese.
D'improvviso nuovo al mondo,
mi svegliai dove io parea morto
che ad Ella ch'io di invito porto,
debbo vita se non confondo.
Grazie a Lei potea sentir,
il Padron di quella grotta
prima ch'egli ebbe voce rotta,
con coraggio voler dir:
"Il tempo va or di fretta,
il mio Superior sara' contento
se voi tutti al suo lamento,
vi poteste unir a sua setta".
Ultime letter ch'ei pronunciar,
perche' Re del Nord con sol un colpo fea morir
e non piu' verbo potea uscir,
e quel servo scomparve da Entar.
Ed infine prego di lasciar ivi segno,
per dal luogo a conoscienza
della loro avventur presenza,
tal che tutti sappia chi vi era degno.
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radunatevi attorn a me che sono menestrello
che storia di eroi e delle lor gesta canterà quello,
che al nemico comun non e' cara.
E' la sconfitta di una setta,
di color che chimiamo rinnegati
per man di gruppo di radunati,
dal Nord Reggente in vetta.
A pie pari con miti e leggende,
per giorni interi fui io fra i fortunati
a veder dei poteri innati,
che spesso non potea neanche intende.
Nelle grotte inizio' l'avventura,
primo ostacolo i non morti
ma troppo grandi i nostri forti,
da fermarsi fra quelle mura.
Persin io la mia musica fei suonar,
qualche freccia fei partir
perche' non volle certo li' morir,
ma nel mio piccolo aiutar.
Fu di Dante, compagno di rime, ch'io rimembrar,
ch'egli fece nel suo inferno
cio' ch'io fece con Messer Inverno,
e che ora io continui a raccontar.
Per due Cerchi si discese,
in quei luoghi labirinti
di paura i mur dipinti,
finche' morte non mi prese.
D'improvviso nuovo al mondo,
mi svegliai dove io parea morto
che ad Ella ch'io di invito porto,
debbo vita se non confondo.
Grazie a Lei potea sentir,
il Padron di quella grotta
prima ch'egli ebbe voce rotta,
con coraggio voler dir:
"Il tempo va or di fretta,
il mio Superior sara' contento
se voi tutti al suo lamento,
vi poteste unir a sua setta".
Ultime letter ch'ei pronunciar,
perche' Re del Nord con sol un colpo fea morir
e non piu' verbo potea uscir,
e quel servo scomparve da Entar.
Ed infine prego di lasciar ivi segno,
per dal luogo a conoscienza
della loro avventur presenza,
tal che tutti sappia chi vi era degno.
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